LA DIETA MEDITERRANEA

E’ il tema che, insieme al turismo balneare, all’offerta naturalistica e a proposte intelligenti relative al patrimonio storico-artistico, costituisce un aspetto e una ricchezza importanti del territorio cilentano.

Fin dagli anni ’50, per merito soprattutto del professore statunitense Ancel Keys – che venuto a Pioppi, nel Cilento, per un soggiorno limitato vi è rimasto ventiquattro anni –questo territorio è stato oggetto di studio e di sperimentazione proprio per riuscire a comprendere come mai lo stile di vita – in particolare quello legato alla eno-gastronomia – producesse tutti quei benèfici effetti che gli studiosi via via rilevavano. In particolare, il professor Keys si accorse che le popolazioni del bacino mediterraneo erano meno suscettibili ad alcune patologie rispetto ai suoi connazionali. Da qui nacque l’ipotesi che la dieta mediterranea fosse in grado di aumentare le aspettative di vita per chi la seguiva.

Quali i punti di forza fondamentali? Senza dubbio, per cominciare, le qualità umane degli abitanti che, pur nel disagio economico diffuso, hanno saputo ricavare dal poco un’alimentazione del tutto equilibrata. Poi la contentezza – vorrei dire la gioia – dello stare insieme, particolarmente a tavola, di fronte a cibi certo non molto elaborati, ma indubbiamente sani. In sintesi: poca carne e pochi grassi animali, preferenza per il pesce, per i prodotti ortofrutticoli e uso di quel grande toccasana che è l’olio di oliva. A tutto questo possiamo dare il nome di stile di vita, ed esso rientra a pieno titolo nel concetto di dieta mediterranea.

Se così non fosse l’UNESCO non sarebbe giunta, il 16 novembre del 2010, a includere proprio la dieta mediterranea nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Le parole della dichiarazione sono assai significative:

La Dieta Mediterranea rappresenta un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo. La Dieta Mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, costituito principalmente da olio di oliva, cereali, frutta fresca o secca, e verdure, una moderata quantità di pesce, latticini e carne, e molti condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusi, sempre in rispetto delle tradizioni di ogni comunità. Tuttavia, la Dieta Mediterranea (dal greco diaita, o stile di vita) è molto più che un semplice alimento. Essa promuove l’interazione sociale, poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità, e ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende.

Come si vede, la dichiarazione non parla solo di dieta mediterranea nel senso stretto del termine, cioè non si limita al cibo, anche se questo riveste un’importanza del tutto particolare. Si tratta di un più generale complesso di norme atte a creare uno stile di vita che, unitamente al modo di alimentarsi, assicuri un diffuso benessere. In ciò dobbiamo ricomprendere ogni possibile aspetto della vita, poiché tutto contribuisce al benessere vero e profondo di una persona:

a. la bellezza e la dolcezza del paesaggio che “lava” l’occhio dell’osservatore con colori in continua mutazione secondo il mutare della posizione del sole e delle nubi;

b. il silenzio e la quiete che, oltre a riposare l’orecchio, penetrano nel profondo ingenerando il senso della pace e dell’armonia con la natura;

c. la gentilezza e il rispetto della gente che procurano la gioia dell’incontro umano e predispongono l’animo all’accoglienza;

d. il sedersi intorno ad una tavola dove incontrare il sorriso degli altri commensali davanti a piatti sani, preparati con i genuini prodotti della terra;

e. il piacere della conversazione, ora leggera ora arguta ora profonda, con la quale mettere in comune esperienze, ricordi, programmi, speranze.